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Lunedì, 01. Ottobre 2007
Help people of Burma (Birmania) 1081081081234
di Sconnosciuto (cancellata/o), 23:52

Quando si sentono, o si leggono, notizie come quelle che riguardano la Birmania in questi giorni, come possiamo rimanere impassibili e fregarsene altamente? Troppo facile dire che di problemi ne abbiamo fin troppi a casa nostra... questo è di proporzioni e gravità diverse. E' l'ennesima, incredibile dimostrazione che esistono ancora personaggi, in questo mondo civilizzato, che si arrogano la facoltà di reprimere nel sangue una pacifica contestazione! C'è solo da augurarsi che i potenti del globo insorgano a difesa di questo popolo oppresso. Per quanto possiamo, anche da modesti blog, facciamoci sentire e dimostriamo la nostra solidarietà, in qualunque modo...

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L’opposizione ha ora indetto lo sciopero generale “per paralizzare formalmente il Paese”, mentre le etnie shan, karen, mon e karenny (da sempre emarginate dal regime) sono scese in campo per opporsi all’esercito.

Lo ha reso noto la responsabile della Cisl per i rapporti con le istituzione internazionali, Cecilia Brighi, che ha spiegato cosa sta succedendo in questo momento nell’ex Birmania: “A Rangoon, nella zona di Insein, 2.000 persone stanno già manifestando e altre 1.500 si sono radunate nell'area dei centri commerciali” - ha affermato la Brighi, aggiungendo che “i rappresentanti delle minoranze etniche che fanno parte del Consiglio delle organizzazioni democratiche si sono messi d'accordo con la dissidenza e hanno iniziato ad attaccare i battaglioni dell'esercito regolare”. In questo modo l’esercito si trova a dover combattere su più fronti e, dunque, a disperdere le sue forze, mentre l’azione delle minoranze testimonia come la rivolta non si sia placata (come vorrebbe far credere l’esercito).

Ma questa, in quarant’anni di oppressione, non è la prima rivolta sfociata in Myanmar: anche nel 1988, infatti, la popolazione è insorta e la manifestazione di indipendenza è stata soffocata nel sangue. Secondo quanto dichiarato ad Adnkronos da Tayza Thuria (responsabile del sito di informazione Burmadigest.info e segretario generale della Lega Nazionale per la Democrazia nel Regno Unito), nel 1988 la repressione della voce popolare è stata ancora più cruenta di quella messa in atto nelle ultime settimane perché grazie ad internet è stato modificato il modo di diffondere le notizie e oggi il mondo intero osserva “in diretta” quanto accade nel Paese.

“Nel 1988 non avevamo la possibilità che abbiamo oggi – ha sottolineato Tayza Thuria - E questo permise alla giunta di reprimere le manifestazioni con una crudeltà e una violenza sicuramente maggiore rispetto all’attuale”.

Ma il regime non accetta che il suo operato venga costantemente tenuto sotto i riflettori internazionali: per questo motivo sono stati chiusi diversi Internet cafè a Rangoon ed è stato oscurato internet, motivando il blocco con “la rottura di un cavo sottomarino”.

Questo ha reso inevitabilmente più difficoltose le comunicazioni con il Paese: “Prima dell'intervento della giunta sulla rete informatica – ha spiegato Tayza Thuria - si riusciva a ricevere foto e racconti in grande quantità dall'interno del Paese. Ora noi attivisti in esilio continuiamo a ricevere notizie e immagini tramite file sempre più leggeri che poi diffondiamo via mail a tutti coloro sono interessati alla situazione nel nostro Paese”.

Resta ancora incerto il numero delle vittime della repressione e le associazioni umanitarie parlano di centinaia di morti e di migliaia di persone deportate nelle carceri birmane: “Almeno 85 dimostranti, oltre 1.000 monaci e tra i 300 e i 400 studenti e attivisti sono stati arrestati”, ha reso noto il segretario aggiunto dell’Associazione di assistenza ai detenuti politici, Bo Kyi, ricordando che le condizioni nelle carceri sono terribili.

E questi numeri sono stati confermati anche dalla Commissione asiatica per i diritti dell'uomo, secondo la quale “la settimana scorsa almeno 700 monaci e 500 civili sono stati fermati e rinchiusi in prigioni segrete”.

paola monti

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